IMPICCI, ATTO I: LA REPUBBLICA DELLE BANANE


Ultimamente si è spesso sentito soprannominare l’Italia in questo modo. Non molti, però, sanno che c’è una certa storicità in questa affermazione. Durante il fascismo fu creata l’Azienda Monopolio Banane affinché in Italia si potessero vendere solo banane provenienti dall’Impero (sic!). Questo ente sopravvisse a Mussolini e all’Impero e fu preso in mano dal nuovo stato democratico che ne sfruttò subito le potenzialità: la concessione per vendere l’esotico frutto in regime di monopolio consentiva a grossisti ed armatori, forti e sicuri profitti; non esistendo concorrenza ed essendovi un unico committente il lavoro era garantito.

L’unico piccolo problema era costituito dalle basi d’asta: le licenze erano concesse tramite asta pubblica fissata dal Ministero delle Finanze e i grossisti dovevano indovinare o avvicinarsi il più possibile alle cifre previste per ottenere la possibilità di importare banane. Vi erano – e vi sono ancora – due metodi per indovinare le basi d’asta: conoscere profondamente il mercato e fare calcoli basati sulle medie del prodotto e sulla propria esperienza lavorativa oppure “attivarsi” per conoscere in anticipo la cifra necessaria.

Giuseppe Trabucchi

Nel febbraio i grossisti aderenti all’Azienda Monopolio Banane – l’Assobanane – si riunirono per delineare una strategia comune: loro consulente d’eccezione era il democristiano Edgardo Castelli, già sottosegretario alle Finanze. Presidente dell’Assobanane era, da poche settimane, l’avvocato Franco Bartoli Avveduti, segretario di Trabucchi grazie ad una raccomandazione di Andreotti. In poche parole: una riunione di famiglia.

Arrivò il momento dell’asta, i grossisti fecero la loro offerta e durante l’apertura delle buste si scoprì che tutti i vecchi concessionari aderenti all’Assobanane avevano “indovinato” il canone minimo laddove non vi erano concorrenti, e il canone massimo laddove ve ne erano. Sapevano che determinate licenze non avrebbero avuto offerenti e che certe altre ne avrebbero avuti molti e sapevano anche quanto spendere per aggiudicarsele entrambe.

A qualcuno, per fortuna, la faccenda non andò giù: il presidente dei commercianti ortofrutticoli Osvaldo Catalano inviò un telegramma al Presidente del consiglio democristiano Amintore Fanfani, informandolo sull’accaduto. Il governo, alla vigilia delle elezioni politiche, fu costretto ad intervenire annullando l’asta di marzo. Nel tentativo di contenere il misfatto indisse una nuova asta.

Nonostante gli sforzi, il 20 maggio 1963 l’Avvocato-segretario-presidente (cioè faccendiere) Franco Bartoli Avveduti fu arrestato: venne accusato di aver rivelato la base d’asta in cambio di tangenti per un valore pari a circa 50 milioni di lire. Emersero illeciti per oltre un miliardo e 300 milioni di lire e lo scandalo apparve sulla stampa nazionale. Tutte le cifre in lire sono da intendersi al valore della lira del periodo; tanto per rendere l’idea le tangenti sarebbero l’equivalente di oltre 525 mila euro.

Nessuna responsabilità emerse a carico del Ministro Trabucchi

L’anno seguente il Presidente del Consiglio Aldo Moro sciolse l’azienda bananiera.

Insomma, come anticipato, già da giovane la Repubblica Italiana aveva una certa tendenza ad avere a che fare con le banane.

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